Benvenuto fratellino, benvenuta sorellina! Gelosia in arrivo?

Benvenuto fratellino, benvenuta sorellina! Gelosia in arrivo?
Essere già genitori di un figlio non vuol dire essere pronti ad avere un secondo figlio. Il secondo figlio non sarà come il primo

Essere già genitori di un figlio non vuol dire essere pronti ad avere un secondo figlio. Il secondo figlio non sarà come il primo, si aprirà per il genitore una seconda esperienza, magari simile, magari totalmente diversa dalla prima.

Benvenuto fratellino, benvenuta sorellina. Favorire l'accoglienza del nuovo nato e la relazione tra fratelli.

La nascita di un bambino è un evento di grande gioia per tutta la famiglia, un evento che può essere vissuto con partecipazione ed entusiasmo anche dal primogenito, se accompagnato dall’affetto e dalla comprensione di mamma e papà.

La seconda gravidanza, che può procedere dal punto di vista fisiologico in modo più o meno simile alla prima, sarà assolutamente diversa, o perlomeno lo sarà il nostro sentire. Non avremo il tempo di dedicarci al nostro pancione come abbiamo sicuramente fatto con la prima gravidanza perché avremo un piccolino che richiede tutte le nostre attenzioni. Se con la prima gravidanza non abbiamo sollevato pesi e abbiamo riposato il più possibile, questa seconda volta prenderemo felicemente in braccio in ogni momento il nostro bambino perché non potremmo fare diversamente.

Il pancione della mamma

Tu sei lì. Dentro la pancia della mamma. Io sto qui fuori. Davanti al pancione della mamma. Ti aspetto. Età di lettura: da 4 anni.

Vediamo allora cosa prova il nostro bambino, cosa proviamo noi e cosa possiamo fare per affrontare al meglio l’arrivo di un fratellino o di una sorellina.

Cosa prova il bambino

Uno dei principali pensieri dei genitori che stanno per avere un secondo figlio è sicuramente rivolto a come la prenderà il primo figlio, soprattutto se ha meno di 6 o 7 anni. A quest’età il bambino è ancora in una fase egocentrica, tutto è concentrato su di sé, soprattutto le attenzioni di mamma e papà. Per il bambino, se la mamma si distrae, lui potrebbe essere dimenticato, mettendo a rischio la sua sopravvivenza. L’egocentrismo del bambino è legato alla sua dipendenza dalle figure di riferimento, una dipendenza che gli permette di vivere, pertanto cerca di mantenerla con tutte le sue forze.

Ecco che abbiamo il bambino che ci cerca appena cambiamo stanza, il bambino che ci interrompe ogni volta che parliamo, il bambino che richiama in ogni modo la nostra attenzione, sempre nei momenti che a noi appaiono meno opportuni perché sono proprio quelli in cui sente minata l’attenzione nei suoi confronti. Quando arriviamo a casa con un fratellino o una sorellina, il nostro primo figlio inizia a capire che questo neonato rimarrà a casa per sempre.

Il neonato, inevitabilmente, richiama le attenzioni delle figure di attaccamento, richiedendo accudimento e cure. Verrà tanto guardato, tenuto in braccio, coccolato, allattato. In tutti i momenti in cui ci prendiamo cura del piccolo dobbiamo provare a passare del tempo anche col grande; l’utilizzo di una fascia per esempio ci permette di avere le mani libere in modo da poter tenere a contatto il neonato e giocare contemporaneamente col fratello maggiore, così da poter soddisfare i bisogni di entrambi i nostri piccoli.

Alice sorella maggiore

Dopo la tanto attesa nascita del fratellino, Alice è felice di essere diventata una sorella maggiore! La mamma allatta in continuazione e Alice le siede accanto per farsi raccontare le sue storie preferite. Non c’è spazio per invidia e gelosie. Nino, il suo nuovo fratellino, ama tantissimo Alice e i suoi sorrisi più belli sono per lei. Alice si prende naturalmente carico della cura del piccolo assicurandosi che stia bene. Il ruolo della sorella maggiore diventa decisivo in quanto modello di comportamento accostato alla figura materna, fondamentale nella crescita equilibrata del bambino.

Cosa fa il bambino

Dopo il primo momento in cui il bambino vede che le attenzioni dei genitori sono anche su un altro bambino, ma magari mentre viene allattato la mamma riesce comunque a giocare con lui, si fanno tante passeggiate tutti insieme, mentre dorme i genitori riescono a dedicare del tempo esclusivo al primo figlio, le cose cambiano quando il bambino capisce che il fratellino o la sorellina rimarrà per sempre casa, scatta un allarme dovuto al fatto che la mamma non si concentra solo su di lui.

Tutto cambia

Quando la madre di Joseph tornerà a casa, dice suo padre, tutto cambierà. E accade proprio così. Età di lettura: da 5 anni.

A questo si aggiunge il fratto che il piccolo arrivato in famiglia inizia a gattonare, a muoversi e a camminare. In questo momento, sono proprio tante le attenzioni che il piccolo richiede e, di conseguenza, per l’istinto di sopravvivenza di cui parlavamo prima, il “grande” mette in atto una serie di comportamenti per attirare a sua volta lo sguardo di mamma e papà, per chiedere quello che gli è stato tolto, per difendersi. Ecco che piuttosto che sentirsi ignorato, preferisce le urla di mamma e papà.

Iniziano così una serie di possibili regressioni: il bambino più grande si comporta come quello più piccolo pur di ricevere attenzioni. Potrebbe farsi di nuovo la pipì addosso, potrebbe richiedere il ciuccio, regredire nel linguaggio e parlare meno bene di quanto sia capace, potrebbe richiedere di essere imboccato oppure richiedere la presenza del genitore durante l’addormentamento. Insomma, le conquiste di autonomia ottenute potrebbero essere mese in crisi in questo momento così delicato.

Cosa succede nell’adulto

Ricorderò sempre il giorno in cui sono tornata a casa dall’ospedale dopo il mio secondo parto, portando a casa Greta. Ho guardato Noemi, la mia primogenita di soli 19 mesi, con occhi diversi. Tutto ad un tratto, in soli due giorni di assenza, mi sembrava cresciuta, improvvisamente più grande e più pesante. Ho dovuto pesarla per convincermi del fatto che la nonna non l’avesse talmente rimpinzata di cibi buoni da farla ingrassare in quei pochi giorni. A quel punto dovevo accettare che era solo una mia percezione, peraltro totalmente distorta.

Ecco cosa succede al cervello di un genitore che ha tra le braccia un neonato. Automaticamente vede il fratello maggiore più grande di quello che in realtà è. Il rischio è quello di trattarlo come un bambino davvero più grande, richiedendogli un comportamento comprensivo della situazione. Il nostro primo figlio, non è invece capace di gestire le sue emozioni e questo nuovo arrivo in famiglia e non è in grado di rispondere alla nostra richiesta di essere comprensivo. Ecco che per provare ad attirare le attenzioni di mamma e papà ci troviamo di fronte alle regressioni di cui parlavamo poco sopra; l’adulto deve vedere queste regressioni per quello che sono: un processo fisiologico nell’accettazione del fratellino arrivato in famiglia.

Cosa può fare il genitore

La prima cosa che deve fare il genitore è tenere a mente che entrambi i bambini hanno gli stessi bisogni. Hanno esattamente lo stesso bisogno di attenzioni. Non possiamo pensare che il “grande” reagisca a questa nuova situazione in modo razionale, lui vive di istinto e di emozioni. Non possiamo per esempio chiedergli di non aprire la porta della camera mentre stiamo provando a far addormentare il piccolo, se in quel momento ha bisogno di noi; sta all’adulto trovare il modo per accogliere il bisogno di entrambi. Se non troviamo noi il modo, sicuramente non possiamo prendercela con il bambino. Questo partendo sempre dal presupposto che la gelosia del bambino non è verso il fratellino, ma verso il genitore. Bisogna quindi accettare che questa gelosia è assolutamente fisiologica.

Mi vorrai sempre bene, mamma?

“Mi vorrai sempre bene, mamma?” “Beh, ti confesserò un segreto…” Età di lettura: da 4 anni.

Non si può evitare che il bambino provi gelosia, bisogna accettarla come un processo fisiologico e normale del bambino più grande. Possiamo accoglierla e gestirla in maniera empatica, senza pretendere un comportamento più consapevole dal bambino più grande, che chiaramente non ci può dare e, vedendo le nostre aspettative inattese, il rischio è quello di creare maggiore connessione col bambino più piccolo. Ecco perché dobbiamo dare più attenzioni possibili al bambino grande. Solo “riempiendo” d’amore il fratello maggiore possiamo rassicurarlo che l’amore di mamma e papà non è cambiato con l’arrivo del piccolo. In questo modo ci sono maggiori possibilità che il bambino, pieno dell’amore di mamma e papà, riesca a dare a sua volta quest’amore al fratellino.

Arriva un fratellino: qualche consiglio pratico

  • Coinvolgi il “grande”, sempre. Già dalla gravidanza, appena nasce il fratellino, mentre allatti, mentre lo tieni in braccio, sempre!
  • Non introdurre altri cambiamenti per il fratello maggiore. Se possibile, il consiglio è quello di evitare di togliere il pannolino o il ciuccio in questo momento già così delicato.
  • Concediti dei momenti esclusivi con il primogenito affidando il neonato per un’oretta al papà o ai nonni.
  • Leggi insieme a lui storie che lo possano aiutare a metabolizzare il grandissimo cambiamento che sta vivendo.
  • Dare, dare, dare. Dare amore, dare attenzione e dare tempo al fratello maggiore.

Ricorda che i “capricci” non esistono. Leggi questo articolo per saperne di più.

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