Ciuccio neonato: pro e contro. Quando iniziare e come smettere

Ciuccio neonato: pro e contro. Quando iniziare e come smettere
Il riflesso di suzione è un istinto primario nel neonato. Basta avvicinare un dito alla sua bocca per notare come istintivamente tenderà ad aprire la bocca per provare a succhiare, che sia esso un dito, il seno, il biberon o il ciuccio.

Il riflesso di suzione è un istinto primario nel neonato. Basta avvicinare un dito alla sua bocca per notare come istintivamente tenderà ad aprire la bocca per provare a succhiare, che sia esso un dito, il seno, il biberon o il ciuccio.

Ma ecco che su ciuccio e biberon si apre un eterno dibattito. Ciuccio sì o ciuccio no?

Ciuccio e biberon sono oggetti inventati nell’epoca moderna come surrogati al seno materno, l’uno per soddisfare il bisogno di suzione, l’altro per nutrire il neonato.

Partendo dal presupposto che il bisogno di suzione è un riflesso innato, è necessario assecondarlo fino al momento in cui scomparirà del tutto. In che modo? O attaccando il neonato al seno ogniqualvolta senta la necessità di succhiare, o fornendogli un ciuccio, oppure permettendogli la suzione del pollice.

Ciuccio al neonato, perché darlo: ecco i pro

  • La suzione ha una forte valenza consolatoria
  • La suzione, anche del ciuccio, ha una funzione protettiva durante il sonno: riduce il rischio di SIDS, della cosiddetta morte in culla che può colpire il neonato, seppur raramente, soprattutto nel primo anno di vita. Anche le indicazioni dell’OMS riportano l’utilità del ciuccio in tal senso
  • Aiuta il bambino nella fase di addormentamento
  • Molto efficace nei viaggi in areo: allevia il fastidio alle orecchie nelle fasi di decollo e atterraggio dovuto al cambiamento di pressione
  • Sarà più semplice togliere il ciuccio piuttosto che il dito, che il bambino ha sempre a disposizione

Lupetto vuole il ciuccio. Amico lupo

Le storie tenere e birichine di Lupetto. Oggi Lupetto non vuole togliere il ciuccio. La mamma e il papà insistono: dopotutto non è più un bebè! Come andrà a finire?

Ciuccio al neonato: ecco i contro

  • Proprio per tutti i pro che ci sono per il ciuccio per il bambino, si ha poi difficoltà nel toglierlo, in quanto si crea quasi una sorta di dipendenza
  • Potrebbe aumentare il rischio di otiti medie: la posizione che assume la lingua per lasciare spazio al ciuccio ostacola la ventilazione ottimale per l’orecchio medio e, di conseguenza, il drenaggio del muco presente, aumentando per questo motivo il rischio di otiti
  • L’uso prolungato del ciuccio potrebbe essere la causa di problemi ai denti. Qui però è necessaria una precisazione. Un utilizzo del ciuccio entro i primi anni di vita non porta ad alcun problema ai denti a lungo termine in quanto. Se anche dovessero insorgere piccoli difetti, il tutto si ripristinerebbe in modo naturale entro 6 mesi dall’interruzione dell’uso del ciuccio. Solo se il ciuccio si continuasse ad utilizzare in modo costante dopo i 4 anni o comunque dopo la comparsa dei denti permanenti, allora i disturbi ai denti potrebbero essere più duraturi
  • L’abuso del ciuccio, oltre i 2 anni, potrebbe rallentare una corretta articolazione del linguaggio, in quanto la lingua si abitua a stare più in basso di quanto dovrebbe per l’ingombro che richiede il ciuccio in bocca e potrebbero insorgere conseguenti difficoltà di pronuncia.

BIBS, ciuccio in gomma naturale, 2 pezzi, a forma di ciliegia, ciuccio danese. Taglia 1 (0-6 mesi)

Il ciuccio BIBS è un vero classico. Il ciuccio con il caratteristico “scudo” rotondo e la tettarella a forma di ciliegia donano ai bambini danesi conforto e sicurezza da quasi 50 anni. La tettarella è realizzata in gomma naturale al 100%. La gomma naturale è vellutata e flessibile e dona al bambino una sensazione di suzione naturale. Lo scudo rotondo e leggero è rivolto verso il viso del bambino. Questo assicura l’afflusso d’aria alla pelle delicata della bocca e riduce le irritazioni. Materiale: gomma naturale e polipropilene, privo di BPA, PVC e ftalati.

Quando iniziare a dare il ciuccio

Una volta analizzati i pro e i contro, ogni genitore può decidere se e come gestire il ciuccio. Nel caso in cui decidesse di darlo, è bene ricordare che l’introduzione del ciuccio nel primo mese di vita potrebbe interferire con l’avvio dell’allattamento. Nel primo mese, infatti, il bambino è talmente piccolo da stancarsi facilmente durante la suzione; se il bimbo ha modo di attaccarsi solo al seno, riuscirà a stimolare la produzione di latte necessaria alla sua crescita. Ad allattamento ben avviato, è possibile proporre al bambino l’utilizzo del ciuccio, magari proponendolo al bambino in momenti di tranquillità per facilitarne l’accettazione.

Un dono per tutta la vita. Guida all'allattamento materno

Carlos González in difesa dell’allattamento materno. Suo obiettivo non è convincere le madri ad allattare, né dimostrare che “al seno è meglio”, ma offrire informazioni pratiche per aiutare le madri che desiderano allattare a farlo senza stress e con soddisfazione. Nel seno, oltre al cibo, il bimbo cerca e trova affetto, consolazione, calore, sicurezza e attenzione. Non è solo una questione di alimento; il bimbo reclama il seno perché vuole il calore di sua madre, la persona che conosce di più.

In quanto comodo alleato del genitore, il ciuccio viene spesso utilizzato come primo metodo per calmare il neonato, senza magari provare prima a capire il motivo del suo pianto, a cullarlo, a parlargli con la voce bassa, ad allattarlo. Insomma, oltre a decidere se usare o meno il ciuccio, è bene anche interrogarsi sulle modalità che si intendono perseguire nel suo utilizzo: in quali occasioni proporlo e quando iniziare a rallentarne l’uso fino ad arrivare a toglierlo.

Un buon compromesso potrebbe essere: ciuccio sì, utilizzato in alcune occasioni della giornata e non a lungo termine. Oppure, ciuccio no. O ancora, ciuccio sempre. Solo ogni genitore può decidere cosa è bene per il proprio bambino, dopo essersi informato ed aver analizzato pro e contro.

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Le catenella portaciuccio sono fatte a mano, utili per prevenire la perdita del ciuccio e ridurre i dolori da dentizione.

Come fare a togliere il ciuccio?

Abbiamo visto quanto il ciuccio possa diventare un oggetto importante nella vita dei nostri bimbi, accompagnandoli in momenti delicati della giornata, come il distacco dalla mamma o la nanna.

Decidere quando sia il momento giusto per iniziare a togliere il ciuccio non è impresa facile e soprattutto non c’è una risposta che vada bene per tutti.

C’è chi dice che più sono piccoli più è facile perché necessitano di minor spiegazioni e chi, al contrario, sostiene che verso i 3 anni potrebbe essere l’età ideale perché hanno acquisito maggiori capacità e strategie di consolazione alternative.

Nel momento in cui si decide di togliere il ciuccio è bene:

  • Non togliere il ciuccio nello stesso periodo in cui il bambino sta affrontando altri cambiamenti: arrivo di un fratellino o una sorellina, ingresso all’asilo nido o alla scuola dell’infanzia…
  • Intraprendere un percorso graduale, iniziando a toglierlo di giorno durante le attività, poi durante il pisolino e infine la notte
  • Impostare nuove routine, sostituendo il ciuccio ad altri rituali in grado di rilassare il nostro bambino: coccole, canzoncine, massaggi…
  • Accompagnare questo momento con la lettura di libri che possano fungere da spunto e momento di condivisione
  • Tenere presente che se si decide di intraprendere questa strada non si deve tornare indietro. Bisogna ovviamente aspettarsi che il bambino sia inizialmente contrariato a questo cambiamento, sta al genitore prendersi carico di questo momento ed accompagnare il bambino a scoprire che può trovare nuovi modi di calmarsi o lasciarsi andare al sonno

Il ciuccio di Nina

Nina non vuole mai separarsi dal suo ciuccio. Pensa che se lo terrà anche quando sarà grande e si sposerà, andrà in piscina o a lavorare. Ma un bel giorno, attraversando il bosco, Nina incontra un lupo cattivo, affamato e puzzolente, che ringhia e strepita e vorrebbe mangiarsela in un sol boccone. Per calmarlo pensa bene di dargli il suo adorato ciuccio. E in men che non si dica, il lupo si trasforma in una bestiola mansueta e coccolona. Nina, soddisfatta, torna dalla sua mamma: il suo ciuccio è in buone mani, c’è qualcuno che ne ha davvero più bisogno di lei. Età di lettura: da 2 anni.

Noemi toglie il ciuccio: la nostra esperienza

Accogliamo la sua scelta

Con la nostra prima bimba, Noemi, il momento di togliere il ciuccio è arrivato prima di quanto noi avessimo immaginato: a 2 anni e 2 mesi. Un pomeriggio eravamo seduti a tavola e a lei è caduto il ciuccio. Ha fatto per raccoglierlo ma ha detto “lo butto”. Noi l’abbiamo indirizzata verso la differenziata della plastica certi che non avrebbe avuto il coraggio e invece… ci ha stupiti. A quel punto avevamo due scelte: approfittare dell’occasione servita su un piatto d’argento oppure farglielo riprendere.

Noi non avremmo intrapreso quel percorso in quel momento: avevamo cambiato casa da 3 mesi, era quindi inserita in un nuovo nido da un paio di mesi ed aveva una sorellina da 7 mesi. Ci sembrava tanto aggiungere anche questo cambiamento, anche se in realtà appariva molto tranquilla e serena in quel periodo. Siamo rimasti molto indecisi sul da farsi, poi lei non ha aperto il cestino per cercare il suo ciuccio e noi abbiamo fatto sparire tutti i ciucci presenti in casa.

Anna dorme senza ciuccio

Una storia sul coraggio di rinunciare al ciuccio. Età di lettura: da 1 anno.

Accogliamo il suo bisogno

Il primo momento critico è arrivato all’ora della nanna. A quel punto lei ha verbalizzato di volere il suo ciuccio, piangendo ogni volta che le ricordavamo che lo aveva buttato. Quando le facevo notare che anche la mamma dormiva senza il ciuccio lei si stupiva e faceva tutto l’elenco di amici, conoscenti e parenti chiedendomi se anche loro si addormentassero senza ciuccio. Finito l’elenco, ricominciava il pianto e io “Ma sai che anche la mamma dorme senza ciuccio?”, si interrompeva il pianto e l’elenco ricominciava. Tutto questo, con me nel suo lettino come non succedeva da tempo. Così fino a quando è crollata dal sonno. Il giorno dopo, abbiamo ripetuto la stessa cosa per il riposino del pomeriggio e la sera. Poi, niente più richieste di ciuccio.

Nel nostro caso è sicuramente mancata la gradualità e l’accompagnamento del momento attraverso i libri perché non era stata una cosa pensata da noi. Ma l’abbiamo seguita ed accompagnata in questo suo percorso stupendoci e meravigliandoci della sua capacità di seguire un ragionamento così razionale per una bambina così piccola. Però ha funzionato, i momenti di pianto venivano interrotti dal suo stupore nel rendersi conto per la prima volta che non tutte le persone vicine a lei utilizzavano il ciuccio. E anche il ciuccio della sorella dal giorno dopo ha continuato ad essere solo il ciuccio della sorella, stupendomi ulteriormente.

Lezione imparata: diamo fiducia ai nostri bambini, ascoltiamoli e accompagniamoli nel percorso di crescita permettendo loro di stupirci ogni giorno di più.

Ciuccio neonato: pro e contro. Quando iniziare e come smettere
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