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Congedo parentale 2026: novità, età estesa a 14 anni e nuovi giorni per malattia del figlio

La Legge di Bilancio 2026 amplia i confini del congedo parentale, portando il limite di età del figlio da 12 a 14 anni e aumentando i giorni di congedo per malattia. Ecco cosa cambia in concreto per i genitori.
Alfonso Alfano Pubblicato:31 Luglio 2026 | Aggiornato:31 Luglio 2026
congedo parentale 2026

Congedo parentale 2026 novità: cosa prevede la Legge di Bilancio

Le congedo parentale 2026 novità introdotte dalla Legge di Bilancio rappresentano uno dei cambiamenti più concreti degli ultimi anni per le famiglie italiane con figli in età scolare. La misura più rilevante riguarda l’estensione del limite di età del figlio entro cui è possibile richiedere il congedo: si passa dai 12 anni previsti finora ai 14 anni. Non è un dettaglio marginale, perché sposta il confine del diritto proprio nella fase in cui i ragazzi affrontano il passaggio dalla scuola primaria alle superiori, un periodo che comporta esigenze organizzative diverse rispetto alla prima infanzia.

Accanto a questa estensione, la normativa aggiorna anche il tema dei permessi legati alla salute dei figli: i giorni annui di congedo per malattia del figlio tra i 3 e i 14 anni salgono a 10. Chi lavora e ha bambini in questa fascia d’età si trova quindi davanti a un margine di flessibilità più ampio rispetto al passato, anche se resta da capire, caso per caso, come i datori di lavoro e i contratti collettivi recepiranno queste modifiche nella pratica quotidiana.

Perché il limite dei 12 anni era considerato insufficiente

Il vecchio tetto dei 12 anni lasciava fuori una fascia di età, quella tra i 12 e i 14 anni, in cui i figli iniziano le scuole medie superiori o comunque affrontano una transizione scolastica impegnativa. Molti genitori, soprattutto madri lavoratrici, segnalavano da tempo che proprio in quella fase mancava un sostegno normativo adeguato, nonostante le esigenze di accompagnamento e presenza non si esauriscano affatto al termine della scuola primaria.

L’estensione a 14 anni va letta come un tentativo di allineare la normativa a una realtà familiare in cui l’autonomia dei figli aumenta gradualmente, senza però eliminare la necessità di supporto genitoriale in momenti critici come malattie, colloqui scolastici o difficoltà improvvise di gestione quotidiana. È un adeguamento che segue le trasformazioni sociali più che anticiparle, ma resta comunque un passo che allarga concretamente la platea dei beneficiari.

Congedo per malattia del figlio: i nuovi 10 giorni annui

Il secondo pilastro della riforma riguarda specificamente il congedo per malattia del figlio, che per la fascia 3-14 anni passa a 10 giorni annui. Si tratta di un aumento che risponde a una domanda molto concreta: cosa succede quando un bambino di 9 o 10 anni si ammala e i genitori lavorano entrambi, senza nonni disponibili o altre reti di supporto nelle vicinanze?

Prima di questa modifica, i margini di flessibilità per questa fascia d’età erano più ridotti e spesso insufficienti a coprire episodi di malattia prolungati o ricorrenti, tipici soprattutto nei mesi invernali. Il nuovo limite di 10 giorni non risolve ogni situazione, ma amplia lo spazio di manovra per le famiglie che devono conciliare lavoro e cura senza ricorrere sistematicamente a ferie o permessi non retribuiti.

Chi può richiedere il congedo parentale 2026 e come funziona la richiesta

Il diritto al congedo parentale resta riservato ai genitori lavoratori dipendenti, con modalità di richiesta che passano generalmente attraverso il datore di lavoro e, per la parte economica, tramite l’INPS. Le nuove soglie di età si applicano sia ai padri che alle madri, in linea con l’impostazione già esistente della normativa, che riconosce il congedo come diritto individuale di ciascun genitore e non come beneficio da dividere obbligatoriamente in parti uguali.

È bene ricordare che il congedo parentale, anche nella versione aggiornata, prevede un trattamento economico che non sempre coincide con la retribuzione piena: la percentuale di indennità varia in base ai mesi già utilizzati e alle regole vigenti al momento della richiesta. Chi intende usufruirne dovrà quindi verificare con il proprio ufficio del personale o con un consulente le condizioni specifiche applicabili al proprio contratto.

Un cambiamento ancora poco conosciuto tra le famiglie

Nonostante la portata pratica di queste modifiche, la notizia è stata trattata finora quasi esclusivamente da siti specializzati in consulenza del lavoro e da fonti sindacali, restando marginale nei contenuti pensati per i genitori. Questo scollamento informativo rischia di lasciare molte famiglie all’oscuro di un diritto che le riguarda direttamente, soprattutto quelle con figli tra i 12 e i 14 anni che fino a poco tempo fa non rientravano affatto nella platea dei beneficiari.

Capire come funziona il congedo parentale 2026 significa anche saper programmare con più margine le assenze dal lavoro legate alla vita scolastica dei figli, comprese quelle giornate libere che si liberano nei weekend o nei ponti autunnali, occasioni che molte famiglie sfruttano per gite o attività all’aperto, come una passeggiata tra i colori di stagione: chi si chiede dove raccogliere castagne con i bambini durante un giorno di congedo trova diverse mete adatte anche ai più piccoli.

Cosa cambia davvero nella vita quotidiana delle famiglie

Sul piano pratico, l’estensione a 14 anni e l’aumento dei giorni per malattia si traducono in una minore pressione sui genitori nella gestione degli imprevisti scolastici e sanitari. Non elimina le difficoltà strutturali legate alla conciliazione tra lavoro e cura dei figli, ma riduce la frequenza con cui le famiglie si trovano costrette a scegliere tra assenza non retribuita e presenza sul posto di lavoro durante un’emergenza domestica.

Resta da vedere come le aziende, soprattutto quelle di piccole dimensioni, gestiranno l’aumento potenziale di richieste legate a questa fascia di età più ampia. La normativa amplia un diritto, ma la sua applicazione concreta dipenderà anche dalla capacità dei contratti collettivi e delle singole realtà lavorative di assorbire questo cambiamento senza generare nuove tensioni organizzative, un aspetto su cui le prossime settimane offriranno probabilmente i primi riscontri concreti.


Informazioni sull'autore

Alfonso Alfano

Administrator

Responsabile editoriale di BabyTips.it e papà di tre bambini. Si occupa da anni di editoria digitale e comunicazione online tra Italia e Spagna. Su BabyTips.it cura le guide pratiche per i genitori, i diritti e i bonus per le famiglie e le guide alla scelta dei prodotti per l'infanzia, sempre a partire da fonti ufficiali.

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