Nei mesi freddi il virus respiratorio sinciziale circola di più: osservare il respiro del neonato aiuta a riconoscere la bronchiolite.
La bronchiolite è un’infezione virale delle vie respiratorie più piccole (i bronchioli) che colpisce soprattutto i bambini sotto l’anno di vita, con un picco tra i 2 e i 6 mesi. Nella maggior parte dei casi è causata dal virus respiratorio sinciziale (VRS, in inglese RSV) e si cura a casa: lavaggi nasali, pasti piccoli e frequenti, tanta osservazione. Devi però riconoscere subito i segnali d’allarme: respiro molto affaticato, pause nel respiro, labbra bluastre, rifiuto di mangiare e pochi pannolini bagnati richiedono il pronto soccorso o il 112.
In questa guida trovi come si manifesta giorno per giorno, una tabella per capire quando chiamare il pediatra e quando andare in ospedale, cosa fare a casa e come proteggere il tuo bambino con l’anticorpo monoclonale e la vaccinazione in gravidanza.
Cos’è la bronchiolite e perché colpisce i neonati
La bronchiolite è un’infiammazione dei bronchioli, i rami più sottili dell’albero respiratorio. Il virus li infiamma, le pareti si gonfiano e si riempiono di muco: in un neonato, che ha vie aeree di pochi millimetri, basta poco per rendere il respiro faticoso.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, quasi tutti i bambini contraggono il VRS entro i 2 anni. Nella grande maggioranza dei casi l’infezione resta lieve, simile a un raffreddore, ma i lattanti sotto i 6 mesi sono la fascia a più alto rischio di forma grave.
La bronchiolite non è un semplice raffreddore: inizia come tale, ma nei primi mesi di vita può rendere il respiro così faticoso da impedire al bambino di mangiare.
Il virus respiratorio sinciziale (VRS)
Il VRS è responsabile fino all’80% dei casi di bronchiolite. Altri virus respiratori possono dare un quadro simile, ma il VRS è quello che riempie i reparti di pediatria ogni inverno. Si trasmette con le goccioline respiratorie (tosse, starnuti, parlare da vicino) e per contatto diretto con mani e superfici contaminate: per questo l’igiene delle mani conta così tanto.
Chi rischia una forma più grave
- neonati sotto i 3 mesi;
- bambini nati prematuri, soprattutto prima delle 32 settimane di gestazione;
- bambini con cardiopatie congenite o malattie polmonari croniche (per esempio la displasia broncopolmonare);
- bambini con difese immunitarie ridotte o malattie neuromuscolari;
- bambini esposti al fumo passivo.
Se il tuo bambino rientra in uno di questi gruppi, al primo raffreddore in stagione è bene sentire subito il pediatra, senza aspettare che compaia l’affanno.
Quando circola: la stagione della bronchiolite
Nei Paesi a clima temperato come l’Italia il VRS circola in modo stagionale: le epidemie iniziano in tardo autunno e durano in media circa cinque mesi. Il picco dei casi cade di solito tra dicembre e febbraio, ma l’avvio può anticipare o slittare di qualche settimana da un anno all’altro. Per questo le campagne di prevenzione per i neonati partono in autunno, prima che i casi aumentino.
Novembre è quindi il momento giusto per informarti: se aspetti un bambino o hai un neonato in casa, è ora di chiedere al pediatra o al punto nascita quale protezione è prevista nella tua Regione.
Sintomi della bronchiolite nel neonato giorno per giorno
La bronchiolite ha un andamento abbastanza tipico. Conoscerlo ti aiuta a non allarmarti per un sintomo atteso e, al contrario, a riconoscere quando qualcosa non va.
- Giorni 1-3: sembra un raffreddore. Naso chiuso o che cola, qualche starnuto, a volte febbre di solito non alta (in circa un caso su tre).
- Giorni 3-5: arrivano tosse e affanno. La tosse diventa insistente, il respiro si fa più veloce, puoi sentire un fischio (sibilo) o rumori umidi nel petto. È la fase in cui il bambino può iniziare a mangiare meno.
- Dopo il 5° giorno: lento miglioramento. Il respiro torna gradualmente normale, l’appetito riprende.
- Fino a 3 settimane: la tosse resta. Nella maggior parte dei bambini la tosse si risolve entro tre settimane: non è un segno di peggioramento se il bambino respira bene e mangia.
Attenzione ai neonati più piccoli: soprattutto sotto le 6 settimane di vita, la bronchiolite può manifestarsi anche solo con apnee, cioè pause nel respiro, senza tosse né febbre evidenti.

Quando andare in pronto soccorso o chiamare il 112
Questa è la parte più importante della guida. La bronchiolite può peggiorare nel giro di poche ore, soprattutto tra il 3° e il 5° giorno. Vai subito in pronto soccorso o chiama il 112 (o il 118 dove il numero unico di emergenza non è ancora attivo) se noti anche uno solo di questi segnali:
- pause nel respiro (apnee), anche brevi, o il bambino che smette di respirare per qualche secondo;
- labbra, lingua o viso bluastri o grigiastri (cianosi);
- grande fatica a respirare: rientramenti, cioè la pelle che si infossa tra le costole, sotto lo sterno o alla base del collo a ogni respiro; narici che si allargano (alitamento delle pinne nasali); un gemito a ogni espirazione;
- respiro molto veloce: oltre 60 atti al minuto da sveglio e tranquillo è già un motivo per farlo vedere subito, oltre 70 è un segno di gravità;
- rifiuto di mangiare o pasti che scendono a meno della metà del solito;
- pochi pannolini bagnati: nessun pannolino bagnato in 12 ore è un segno di disidratazione;
- bambino molto sonnolento, spossato o difficile da svegliare, che non risponde come al solito a voce e sorrisi.
Se vedi la pelle infossarsi tra le costole a ogni respiro o il bambino fa pause nel respiro, non aspettare il pediatra: vai in pronto soccorso o chiama il 112.
Per contare gli atti respiratori, osserva la pancia del bambino mentre è sveglio e calmo (non mentre piange) e conta quante volte si alza in un minuto intero, con il cronometro del telefono.
Tabella: osservare, chiamare il pediatra o correre in ospedale
| Cosa noti | Cosa fare |
|---|---|
| Naso chiuso, tosse, febbricola, mangia e bagna i pannolini come al solito, respiro tranquillo | Gestione a casa e osservazione, più volte al giorno |
| Neonato sotto i 3 mesi con raffreddore e tosse, oppure con febbre | Chiama il pediatra lo stesso giorno |
| Bambino prematuro, cardiopatico o con malattie croniche che inizia a tossire | Chiama il pediatra lo stesso giorno |
| Respiro più veloce del solito, mangia meno ma ancora più della metà, tosse che disturba il sonno | Chiama il pediatra lo stesso giorno |
| Mangia meno della metà del solito o nessun pannolino bagnato da 12 ore | Pronto soccorso |
| Rientramenti marcati, narici che si allargano, gemito, respiro oltre 70 atti al minuto | Pronto soccorso o 112 |
| Apnee, labbra bluastre, bambino spossato o difficile da svegliare | 112 subito |
Come gestire la bronchiolite a casa
Non esiste un farmaco che “curi” la bronchiolite: il virus fa il suo corso e il compito dei genitori è aiutare il bambino a respirare e a mangiare nel frattempo. La maggior parte dei bambini guarisce a casa con queste misure.
Lavaggi nasali con soluzione fisiologica
Il neonato respira quasi solo con il naso: se è chiuso, fatica a respirare e a succhiare. Fai lavaggi nasali delicati con soluzione fisiologica, soprattutto prima delle poppate e prima della nanna. Tieni il bambino in posizione semiseduta o sul fianco, con la testa leggermente inclinata, e procedi con delicatezza. Se il muco è molto denso, chiedi al pediatra come e quanto spesso usare l’aspiratore nasale: un uso troppo energico o troppo frequente può irritare la mucosa.
Pasti piccoli e frequenti
Un bambino che respira con fatica si stanca a mangiare. Offri il seno o il biberon più spesso e in quantità minori, facendo pause durante la poppata. L’obiettivo è che assuma abbastanza liquidi nell’arco della giornata. Tieni il conto dei pannolini bagnati: è il modo più semplice per capire se si sta idratando bene.
Ambiente e sonno
- Niente fumo, né in casa né in auto, né sui vestiti di chi lo tiene in braccio: il fumo passivo rende i sintomi più gravi.
- Mantieni la stanza a una temperatura confortevole e arieggia ogni giorno.
- Per dormire, il bambino resta sempre a pancia in su, nella sua culla, senza cuscini o rialzi improvvisati: le regole del sonno sicuro valgono anche quando è malato. Per la routine della nanna puoi leggere la nostra guida su come far dormire il neonato tutta la notte.
- Controlla il respiro più volte, anche di notte, soprattutto nei giorni 3-5.
Cosa non serve (e non va fatto di testa propria)
Le linee guida internazionali concordano: nella bronchiolite tipica antibiotici, cortisone e broncodilatatori per aerosol non vanno usati di routine, perché non accorciano la malattia e non riducono i ricoveri. Gli antibiotici servono solo se il pediatra sospetta una complicanza batterica. Anche la fisioterapia respiratoria non è raccomandata nei bambini senza altre malattie. Non dare sciroppi per la tosse o rimedi da banco senza indicazione del pediatra: nei neonati possono essere pericolosi. Per la febbre, chiedi sempre al pediatra quale antipiretico usare e come.
Se il tuo bambino è più grande e la tosse peggiora soprattutto di notte, trovi altri consigli nella guida su il bambino e la tosse di notte.
Cosa succede in ospedale
Se il bambino viene ricoverato, le cure sono soprattutto di supporto: ossigeno se la saturazione è bassa, liquidi con sondino o in vena se non riesce a mangiare, aspirazione del muco quando serve e monitoraggio del respiro. Di solito il ricovero dura pochi giorni.
Come prevenire la bronchiolite
Oggi la prevenzione si basa su due livelli: le buone abitudini quotidiane, che riducono il contagio, e l’immunizzazione, che protegge il neonato dalle forme gravi.
Igiene e abitudini quotidiane
- Lavati le mani (e falle lavare a chi prende in braccio il bambino) prima di toccarlo, soprattutto dopo essere stati fuori casa.
- Chi ha raffreddore o tosse, compresi i fratelli maggiori, eviti di baciare il neonato sul viso e, se deve stargli vicino, usi una mascherina.
- Nei primi mesi limita le visite e i luoghi affollati e chiusi durante la stagione epidemica.
- Pulisci spesso giochi, ciucci e superfici che il bambino tocca.
- Allatta al seno se puoi: il latte materno contribuisce a proteggere dalle infezioni respiratorie.
- Nessuna esposizione al fumo passivo, nemmeno “di terza mano” su vestiti e capelli.

L’anticorpo monoclonale per i neonati
L’anticorpo monoclonale è una proteina prodotta in laboratorio che riconosce il VRS e lo neutralizza. Non è un vaccino: non chiede al sistema immunitario del bambino di “imparare”, ma gli fornisce subito gli anticorpi già pronti, con un’unica iniezione che copre la stagione epidemica. Il prodotto oggi usato nelle campagne italiane è il nirsevimab.
In Italia l’organizzazione dell’offerta è affidata alle Regioni, quindi date e modalità possono cambiare da una Regione all’altra. Lo schema più diffuso, richiamato anche dalle società di pediatria (SIP, FIMP e SIN), è questo:
- bambini nati durante la stagione epidemica (in genere da ottobre a marzo): l’anticorpo viene proposto al punto nascita, prima della dimissione;
- bambini nati nei mesi precedenti (da aprile a settembre): la somministrazione avviene all’inizio della stagione dal pediatra di famiglia o nei centri vaccinali della ASL.
Alcune Regioni hanno anticipato l’avvio della campagna 2026-2027 già a settembre. Per i bambini più fragili (per esempio i nati molto prematuri o con alcune malattie croniche) le società di pediatria hanno chiesto di estendere la protezione anche alla seconda stagione: chiedi al pediatra se il tuo bambino rientra tra loro e cosa prevede la tua Regione.
Il vaccino in gravidanza
Un’altra strada è la vaccinazione della mamma in gravidanza: gli anticorpi prodotti dalla madre passano attraverso la placenta e proteggono il bambino dalla nascita nei primi mesi di vita. Il vaccino è autorizzato in Europa per le donne in gravidanza tra la 24ª e la 36ª settimana di gestazione. In Italia, però, l’offerta gratuita in gravidanza non è uniforme e dipende dalle scelte regionali: parlane con il ginecologo o l’ostetrica durante i controlli del terzo trimestre, così da decidere insieme se è indicata per te e se è prevista nella tua Regione. Se la mamma è stata vaccinata in gravidanza, sarà il pediatra a dirti se il neonato ha bisogno anche dell’anticorpo monoclonale.
Anticorpo monoclonale al neonato o vaccino alla mamma in gravidanza: l’obiettivo è lo stesso, arrivare alla stagione del VRS con il bambino già protetto.
Domande frequenti sulla bronchiolite nel neonato
La bronchiolite è contagiosa?
Sì. Il virus respiratorio sinciziale si trasmette con le goccioline respiratorie e con il contatto con mani e oggetti contaminati. Negli adulti e nei bambini più grandi spesso dà solo un raffreddore, ma può essere trasmesso a un neonato, nel quale può causare la bronchiolite.
Quanto dura la bronchiolite?
Di solito i sintomi peggiorano tra il 3° e il 5° giorno e poi migliorano lentamente. La tosse può durare fino a 3 settimane, anche quando il bambino respira e mangia di nuovo bene.
Quali sono i segnali per andare in pronto soccorso?
Pause nel respiro, labbra bluastre, rientramenti tra le costole o sotto lo sterno, narici che si allargano, respiro molto veloce, rifiuto di mangiare o pasti sotto la metà del solito, nessun pannolino bagnato in 12 ore, bambino spossato o difficile da svegliare. In questi casi vai in pronto soccorso o chiama il 112.
Servono antibiotici o aerosol per la bronchiolite?
Nella bronchiolite tipica no: antibiotici, cortisone e broncodilatatori per aerosol non vanno usati di routine. Gli antibiotici servono solo se il pediatra sospetta una complicanza batterica. Qualsiasi farmaco va dato solo su indicazione del pediatra.
Cosa posso fare a casa per aiutare il mio bambino?
Lavaggi nasali delicati con soluzione fisiologica prima delle poppate e della nanna, pasti piccoli e frequenti, controllo dei pannolini bagnati, niente fumo in casa e osservazione del respiro più volte al giorno, anche di notte.
Come si previene la bronchiolite nel neonato?
Con l’igiene delle mani, evitando contatti ravvicinati con persone raffreddate e luoghi affollati, niente fumo passivo e, soprattutto, con l’immunizzazione: l’anticorpo monoclonale per il neonato oppure il vaccino in gravidanza, secondo l’offerta della tua Regione.
In sintesi
- La bronchiolite è un’infezione virale dei bronchioli, causata soprattutto dal VRS, che colpisce i bambini sotto l’anno con un picco tra i 2 e i 6 mesi.
- Circola tra autunno e inverno, con il picco di solito tra dicembre e febbraio.
- Inizia come un raffreddore, peggiora tra il 3° e il 5° giorno, la tosse può durare 3 settimane.
- Apnee, labbra bluastre, rientramenti, rifiuto di mangiare e pochi pannolini bagnati: pronto soccorso o 112.
- A casa: lavaggi nasali, pasti piccoli e frequenti, niente fumo, sonno sempre a pancia in su.
- Prevenzione: mani pulite, meno affollamento e immunizzazione con anticorpo monoclonale o vaccino in gravidanza, secondo l’offerta della tua Regione.
Per approfondire puoi consultare la scheda dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sul virus respiratorio sinciziale e le raccomandazioni di SIP, FIMP e SIN sulla prevenzione del VRS.
Avviso: le informazioni di questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del pediatra o del medico. Per qualsiasi dubbio sulla salute del tuo bambino rivolgiti al tuo pediatra. In caso di urgenza chiama il 112 (o il 118 dove il numero unico di emergenza non è ancora attivo).
Fonti: Organizzazione Mondiale della Sanità, scheda “Respiratory syncytial virus (RSV)” (dicembre 2025); Società Italiana di Pediatria, FIMP e SIN, “Prevenzione del VRS: raccomandazioni per la prima e la seconda stagione di vita” (ottobre 2026); Società Italiana di Pediatria, “Virus Respiratorio Sinciziale: strategia di prevenzione universale della bronchiolite nelle regioni italiane” (aprile 2025); NICE, linea guida NG9 “Bronchiolitis in children: diagnosis and management”; Manuali MSD, “Bronchiolite” (marzo 2026).